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Il laboratorio “Atelier Creativo” si è svolto nel 2008 e nel 2009 con il proposito di creare uno spazio espressivo, non valutativo, dedicato ai bambini di una struttura pubblica del torinese.

L’Atelier Creativo ha accolto un piccolo gruppo di bambini con difficoltà lievi dell’area emotivo-relazionale e dell’apprendimento ad ha offerto uno spazio che, attraverso la manipolazione di colori, carta, contenitori e altro materiale riciclato, ha messo in atto un lavoro terapeutico mirato, nel rispetto della specificità dei piccoli soggetti da seguire.

Il primo laboratorio si è svolto da Febbraio a Maggio 2008, con cadenza settimanale. Il gruppo era composto da cinque bambini dai cinque agli otto anni. Il secondo laboratorio si è svolto nello stesso intervallo di mesi nell’anno successivo, sempre con cadenza settimanale. Il gruppo era composto da quattro bambini dai sette ai nove anni, di cui due avevano partecipato al laboratorio precedente.

A inizio attività, per contestualizzate il lavoro, si è proposto di cercare un nome da dare ai laboratori. Le proposte sono state raccolte in un cartellone e si è scelto il nome insieme: “Il laboratorio dei Bambini”, per il primo anno e “Come canto, pitturo”, per il secondo.

Contemporaneamente, per far fronte alle difficoltà relative alla gestione dei limiti, sì è lavorato sulle regole condivise, sugli spazi e sulle differenze. Questo ha permesso di aumentare l’autonomia di ciascun bambino, diminuendo le problematicità nella dinamica delle relazioni all’interno dei gruppi, che venivano ora a configurarsi ognuno come effettivo“gruppo di lavoro”.

In entrambi i casi sono state proposte ai bambini alcune attività creative con una modalità intenzionalmente non predefinita, aperta di volta in volta a cogliere le tematiche portate dai bambini stessi.

Il punto di partenza è stato quello di definire per ciascun bambino una propria collocazione nello spazio. Con questo proposito ogni bambino si è cercato un contenitore, che ha adornato e trasformato a proprio gusto, dove riporre i propri lavori. Si è operato poi affinché i bambini potessero accedere liberamente al materiale, tanto che, dopo un paio di incontri, si sono dimostrati in grado di trasformare l’oggetto in modo del tutto creativo e personale, uscendo dagli schemi convenzionali. Questo orientamento ha fatto sì che in breve tempo l’attenzione si spostasse dal fare ciò che “è bello” – e al relativo “non sono capace” – al fare ciò che è “nuovo e che riesco a trovare da solo” (ma non senza osservare gli altri).

I bambini uscivano contenti, mostrando le proprie opere ai genitori. Le stesse, a fine incontro si dovevano riporre nelle scatole di ciascun bambino.

Naturalmente ogni gruppo ha la sua storia e le sue peculiarità che caratterizzano il lavoro svolto nell’Atelier. Per entrambi si può rilevare che ciascuno dei bambini si è sentito libero di impegnarsi su un proprio filone di lavoro, che ha portato avanti per gran parte degli incontri, quello verso cui si sentiva più attratto, e dunque più “capace”.

Ma sono state anche tante le occasioni in cui la difficoltà di uno è stata condivisa, portata avanti dal gruppo ed elaborata, arrivando anche a importanti conclusioni, sia per il gruppo, che per i singoli bambini.

E questo principio si è riproposto anche negli inevitabili momenti conflittuali nei rapporti interpersonali. Essi sono diventati occasione per affrontare uno dei temi fondamentali su cui si è impostato il lavoro emotivo relazionale del gruppo. Se il fare qualcosa di non accettabile socialmente (piccole azioni di disturbo o di aggressività) è stato fonte di ansia per alcuni bambini, il trovare con il gruppo le risorse per esprimere il proprio disagio ha aiutato ognuno a snodare alcuni fantasmi personali, e ha permesso di individuare gli elementi per un lavoro clinico successivo.

In conclusione, si può dire che questi “atelier creativi” sono stati uno strumento per arrivare in modo indiretto, ma molto concreto, alla specifica domanda di ognuno dei partecipanti, cogliendo spunti di lavoro interessanti per tutto il gruppo. Ma non solo, l’analisi delle relazioni e dei contenuti ha permesso un lavoro individuale mirato alle singole problematiche emerse. 


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