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Il laboratorio “Le Emozioni in Gioco” alla Scuola primaria Don Milani di Collegno

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locandina del laboratorio-le emozioni in giocoIl laboratorio “Le Emozioni in Gioco”, nato dalla collaborazione tra me e Valentina Gazzoni, dopo una prima sperimentazione in studio, è approdato finalmente a scuola. Ringraziamo di cuore i bambini e le insegnanti delle classi quinte della Scuola Primaria Don Milani di Collegno (TO) che si sono messi in gioco, con molto entusiasmo e curiosità, in questo particolare e a noi caro lavoro.

Le Emozioni in Gioco” è progettato per aiutare i più piccoli a dare forma e parole a quel groviglio interiore, difficile da esprimere, che chiamiamo emozioni.

Nel corso delle cinque lezioni, colori, segni, forme geometriche e suoni ci aiutano in questo complesso passaggio, consentendoci di arrivare a un autoritratto, da noi definito, “emotivo”.

autoritratto

I diversi elementi, connessi tra loro in modo inusuale o inaspettato, creano nuovi strumenti e piani di espressione.

A scuola i bambini si sono divertiti e sono stati estremamente ricettivi agli stimoli dati. Molte le domande e tante le risposte, in uno scambio che talvolta ci ha portato a conclusioni sorprendenti.

È piaciuto molto pasticciare con le tempere alla scoperta dei colori, ma c’è stata anche tanta sorpresa quando abbiamo giocato con le forme e i suoni. Curiosità a non finire, poi, sui vari autoritratti di pittori famosi.

autoritratto con mano

Le lezioni, strutturate dando particolare attenzione agli interventi e all’ascolto dei bambini, sono state concepite il più possibile come spazio libero, ma non fuori dalle regole.

Il fare e il giocare hanno avuto fondamentale importanza e spesso hanno rappresentato il tempo conclusivo di ogni incontro.

Un aiuto importante è arrivato dalle maestre Nadia e Rosalba che con la loro partecipazione attiva, discreta ma molto puntuale, ci hanno affiancato nei momenti chiave, dando maggiore solidità ai nostri interventi, non facendoci mancare, poi, stimoli a proseguire in questo progetto.

 

 

Per informazioni sul laboratorio:

Valentina Gazzoni
valentinagazzoni@yahoo.it
tel 349 470 95 75
 
Marianna Palitto
marianna.palitto@yahoo.com
tel 338 693 14 85
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Laboratorio “Il Mio Autoritratto”

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Il 9 aprile inizierà un mio nuovo laboratorio sperimentale, condotto in collaborazione con Valentina Gazzoni. E’ gratuito ed è incentrato sulla crescita delle potenzialità espressive del bambino. Viaggeremo nel mondo delle emozioni e delle parole attraverso giochi, forme e colori. Il laboratorio è dedicato ai bambini tra gli 8 e gli 11 anni e si svolgerà nel mio studio, in cinque incontri pomeridiani.Immagine  Continua a leggere

Atelier Creativo

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Il laboratorio “Atelier Creativo” si è svolto nel 2008 e nel 2009 con il proposito di creare uno spazio espressivo, non valutativo, dedicato ai bambini di una struttura pubblica del torinese.

L’Atelier Creativo ha accolto un piccolo gruppo di bambini con difficoltà lievi dell’area emotivo-relazionale e dell’apprendimento ad ha offerto uno spazio che, attraverso la manipolazione di colori, carta, contenitori e altro materiale riciclato, ha messo in atto un lavoro terapeutico mirato, nel rispetto della specificità dei piccoli soggetti da seguire.

Il primo laboratorio si è svolto da Febbraio a Maggio 2008, con cadenza settimanale. Il gruppo era composto da cinque bambini dai cinque agli otto anni. Il secondo laboratorio si è svolto nello stesso intervallo di mesi nell’anno successivo, sempre con cadenza settimanale. Il gruppo era composto da quattro bambini dai sette ai nove anni, di cui due avevano partecipato al laboratorio precedente.

A inizio attività, per contestualizzate il lavoro, si è proposto di cercare un nome da dare ai laboratori. Le proposte sono state raccolte in un cartellone e si è scelto il nome insieme: “Il laboratorio dei Bambini”, per il primo anno e “Come canto, pitturo”, per il secondo.

Contemporaneamente, per far fronte alle difficoltà relative alla gestione dei limiti, sì è lavorato sulle regole condivise, sugli spazi e sulle differenze. Questo ha permesso di aumentare l’autonomia di ciascun bambino, diminuendo le problematicità nella dinamica delle relazioni all’interno dei gruppi, che venivano ora a configurarsi ognuno come effettivo“gruppo di lavoro”.

In entrambi i casi sono state proposte ai bambini alcune attività creative con una modalità intenzionalmente non predefinita, aperta di volta in volta a cogliere le tematiche portate dai bambini stessi.

Il punto di partenza è stato quello di definire per ciascun bambino una propria collocazione nello spazio. Con questo proposito ogni bambino si è cercato un contenitore, che ha adornato e trasformato a proprio gusto, dove riporre i propri lavori. Si è operato poi affinché i bambini potessero accedere liberamente al materiale, tanto che, dopo un paio di incontri, si sono dimostrati in grado di trasformare l’oggetto in modo del tutto creativo e personale, uscendo dagli schemi convenzionali. Questo orientamento ha fatto sì che in breve tempo l’attenzione si spostasse dal fare ciò che “è bello” – e al relativo “non sono capace” – al fare ciò che è “nuovo e che riesco a trovare da solo” (ma non senza osservare gli altri).

I bambini uscivano contenti, mostrando le proprie opere ai genitori. Le stesse, a fine incontro si dovevano riporre nelle scatole di ciascun bambino.

Naturalmente ogni gruppo ha la sua storia e le sue peculiarità che caratterizzano il lavoro svolto nell’Atelier. Per entrambi si può rilevare che ciascuno dei bambini si è sentito libero di impegnarsi su un proprio filone di lavoro, che ha portato avanti per gran parte degli incontri, quello verso cui si sentiva più attratto, e dunque più “capace”.

Ma sono state anche tante le occasioni in cui la difficoltà di uno è stata condivisa, portata avanti dal gruppo ed elaborata, arrivando anche a importanti conclusioni, sia per il gruppo, che per i singoli bambini.

E questo principio si è riproposto anche negli inevitabili momenti conflittuali nei rapporti interpersonali. Essi sono diventati occasione per affrontare uno dei temi fondamentali su cui si è impostato il lavoro emotivo relazionale del gruppo. Se il fare qualcosa di non accettabile socialmente (piccole azioni di disturbo o di aggressività) è stato fonte di ansia per alcuni bambini, il trovare con il gruppo le risorse per esprimere il proprio disagio ha aiutato ognuno a snodare alcuni fantasmi personali, e ha permesso di individuare gli elementi per un lavoro clinico successivo.

In conclusione, si può dire che questi “atelier creativi” sono stati uno strumento per arrivare in modo indiretto, ma molto concreto, alla specifica domanda di ognuno dei partecipanti, cogliendo spunti di lavoro interessanti per tutto il gruppo. Ma non solo, l’analisi delle relazioni e dei contenuti ha permesso un lavoro individuale mirato alle singole problematiche emerse. 


Videogiochi e bambini

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Il lavoro di psicologa si incrocia spesso con i problemi che nascono con l’uso dei videogiochi nell’età infantile. I bambini sono così permeati di videogame che è normale che, durante le sedute in studio, giochino riprendendone le dinamiche e usino gli stessi linguaggi, parlando di livelli, di punteggi, di “vite”… A volte i bambini portano le consolle in studio e ci giocano per diverso tempo. 

Bisogna tener conto che per alcuni bambini il videogioco può essere fonte di distrazione e di intrattenimento (tutti abbiamo bisogno di queste due funzioni), ma allo stesso tempo questo temporaneo benessere si può trasformare in una impossibilità di farne a meno.

Sovente i genitori raccontano di bambini “risucchiati” dagli schermi, come se non esistesse una separazione tra bambino e supporto informatico, ed è proprio a partire da queste osservazioni che, con i genitori stessi, si è cercato di dare un’organizzazione al problema del videogioco e su quale uso farne.

Non c’è una risposta univoca sull’utilizzo di questi strumenti ludici. Personalmente penso, come molti, che il videogioco debba essere adeguato all’età e mediato dall’adulto, ma soprattutto che debba diventare uno strumento di confronto tra grandi e piccoli.

Ho trovato alcuni semplici ma utili consigli con i quali possiamo confrontarci sul sito “Genitori Crescono”.

È ormai luogo comune il sostenere che i bambini apprendano giocando: ma allora perché se questo vale per il gioco classico, non potrebbe valere anche per il videogioco? In fondo dal videogioco si acquisiscono indubbiamente manualità e modalità di pensiero, indispensabili per le sfide informatiche delle nuove generazioni

D’altro canto ritengo che il videogioco non consenta un passaggio fondamentale, quello dell’organizzazione e della trasformazione delle pulsioni.

La pulsione, l’energia, il piacere… per i piccoli passano principalmente attraverso il movimento del corpo e attraverso di esso trovano una quiete (quello che Freud chiama principio di piacere). Ma il corpo pone dei limiti, ad esempio quando si corre viene il “fiatone”, e questo è fonte di apprendimento per il bambino. In alcuni giochi infantili i bambini introducono il concetto di “tana”, luogo concordato con i compagni, in cui possono riprendere fiato e proteggersi. Il fare questi passaggi può essere considerato banale, ma è grazie ad essi che il bambino inizia a costruire e organizzare una parte fondamentale della sua realtà psichica.

Il videogioco non è che in assoluto non consenta alcuni di questi passaggi, ma sicuramente il movimento del corpo è molto limitato e questo sembrerebbe non consentire quella quiete fondamentale che segue allo sfogo fisico che, ad esempio, il gioco di movimento può dare (come se venisse a mancare quella funzione fondamentale legata al principio di piacere)…

e appena finita una partita, il bambino ha bisogno di farne un’altra, sempre in un crescendo. E in queste situazioni dire basta non è semplice né per il bambino, né per il genitore.